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La Voz Perdida di Marcelo Martinessi racconta il massacro di Curuguaty. Premiato alla mostra di Venezia.

a vozIl regista paraguaiano Marcelo Martinessi ha presentato alla ultima mostra di Venezia il cortometraggio La Voz Perdida e ha vinto il primo premio della sezione Orizzonti.

In una decina di minuti Martinessi fa ascoltare la voce che né i mezzi di comunicazione ascoltano: quella dei famigliari dei campesinos di Curuguaty assassinati o, innocenti, condannati.

Marcelo Martinessi riguardo a quanto accaduto nel 2012, quando lo sgombero di terre occupate a Marina Kue perché venissero incluse nella riforma agraria causò la morte di 11 campesinos e di 6 agenti di polizia ha dichiarato: “ Fu uno scontro fondamentale nella storia recente del Paraguay e mai si ascoltò la gente che occupava quella terra e sepre furono criminalizzati. Il massacro fu una provocazione, quello che sto dicendo non è fantasia, perché vi sono prove perché vi sono prove  poco, vun massacro e si potesse incolpare l’allora presidente Fernando Lugo per destituirlo.”

La giustizia paraguaiana ha condannato campesinos e campesinas processati fino a 35 anni di detenzione, per la morte degli agenti di polizia mentre la morte dei campesinos non è stata nemmeno investigata.

La Voz Perdida dura 10 minuti ed è in spagnolo e in guaraní.  La campesina protagonista del corto non fu presente in Marina Kué, luogo del massacro, ma si i suoi figli e nipoti. La donna racconta di quando ascoltò il rumore degli elicotteri e di come, a poco  a poco, venne a conoscenza di quello che stava succedendo.

Marcelo Martinessi è impegnato con la campagna internazionale SOY OBSERVADOR DE CURUGUATY di monitoraggio delle drammatiche vicende di quel massacro.

Inoltre è stato nel 2012 tra i primi firmatari della versione italiana della lettera da  Barcellona di Fabricio Arnelia, militante per la libertà dei prigionieri politici di Curuguaty, della Gioventù Comunista e del Fronte Guasù assieme a persone come Hugo Blanco Galdós, Jorge Agurto,Aldo Zanchetta, Gaia Capogna, Lidia Menapace, Annalisa Melandri, Vicente Brunetti e molti altri.

Marcelo Martinessi è stato direttore di TV Publica de Paraguay dalla creazione, a metà del 2010, fino alla rimozione di Lugo ed il golpe di Franco a metà 2012. In armonia con la politica di Lugo che affermò: “Basta con la dictatura de la prensa.” e cercò di valorizzare i diritti dei cittadini anche attraverso i mezzi di comunicazione come le radio comunitarie.TV Publica de Paraguay , sotto la direzione di Marcelo Martinessi, svolse un ruolo importante di informazione e democratizzazione dell’informazione. Un solo esempio: questa televisione informò in libertà e autonomia circa il massacro di Curuguaty dove morirono 17 persone. Dopo pochissimi giorni dal massacro trasmise in diretta la veglia cittadina a Plaza de la Democracia ad Asunción, mentre in studio invitati speciali vennero intervistati su quanto realmente accaduto alla estancia Morombi. Martinessi si dimise da direttore e lasciò TV Publica per protesta con la manovra del governo Franco di snaturarla, anche attraverso licenziamenti di massa. Oggi TV Publica de Paraguay si chiama Paraguay TV e assomiglia alle televisioni che trasmettevano durante la dittatura di Stroessner, pure porta voci di un governo autoritario che uccideva libertà e uomini.

Marcelo Martinessi è autore di corti, documentari importanti per capire il Paraguay, che grazie anche a lui è meno una isla rodeada de tierra, isolata e sconosciuta.

Karai Norte, Uomo del nord è un cortometraggio di  Marcello Martinessi. Ha vinto molti premi. Nel 2010,alla trentaseiesima Jornadas de Cine Glauber Rocha, a Bahia, ha vinto il primo premio e molti altri. In Italia, nel  2011, vinse  il premio Maestrale, città di Cagliari. È parlato in guaraní con sottotitoli in spagnolo. Sono 22 minuti che meritano di essere visti. Il corto si basa su un raccono Arribeño del norte di Carlos Villagra Marsal che narra un racconto che proviene dalla ricca tradizione orale del Paraguay. Questa con Marsal diviene letteratura ed ora con Marcelo cinema. Oltre le immagini, in un bianco e nero essenziale, ha un ruolo importante quello che queste fanno intuire: i saccheggi e le ingiustizie che feriscono anche a morte il Paraguay di oggi ed il suo popolo.

I temi dei films di Marcelo Martinessi sono principalmente sociali, in relazione alla società paraguaiana. Calle ultíma, narra dello sfruttamento di bambini ed adolescenti di strada. Partida è sui diritti delle lavoratrici domestiche, Meves,  parla dei crimini della dittatura di Stoessner. Come documentarista ha prodotto lavori basati sull’identità culturale paraguaiana: Paraguay inventado por Bartolomé Meliá e Los paraguayos. Un suo cortometraggio El Baldio è tratto da un racconto di Augusto Roa Bastos. In un’intervista rilasciata ad E’a, periodico de información y analysis, il 2 novembre del 2012, Marcelo ha affermato: “Come paraguaiano o paraguaiana, è assurdo evitare di non guardare al mondo dal punto di vista delle minoranze. Vivere in un paese con tanta diseguaglianza e, peggio, in una società tanto indifferente è un’esperienza molto forte. I nostri musicisti, poeti, scrittori, pittori e qualcosa ella scarsa produzione cinematografica nazionale, trattano di queste diseguaglianze da oltre un decennio. A volte con uno sguardo compassionevole e nostalgico, poche altre con un atteggiamento più coraggioso, prendendo posizione. Ho avuto la fortuna, da sempre, di essere coinvolto in progetti di ordine sociale…” 

 

 

Author: Francesco Cecchini

Roma 1946. Compie studi classici, possiede un diploma tecnico. A Roma inizia il suo impegno politico, partecipa a Valle Giulia, per esempio. Frequenta sociologia a Trento ed Urbanistica a Treviso. Non si laurea perché impegnato in militanza politica, prima nel Manifesto e poi in Lotta Continua. Nel 1978 abbandona la militanza e decide di lavorare e vivere all'estero, prima nella cantieristica, poi nella gestione di progetti, nella contrattualistica e nella ricerche di mercato di infrastrutture. Redige ricerche di mercato in Algeria, India, Nigeria, Argentina, Polonia e Marocco. Dal 2012 scrive. La sua esperienza di aver lavorato e vissuto in molti paesi e città del mondo (Aleppo, Baghdad, Lagos, Buenos Aires, Boston, Algeri, Santiago del Cile, Tangeri e Parigi) e' alla base di un progetto di scrittura. Una trilogia di romanzi ambientati rispettivamente a Bombay, Algeri e Lagos. L' oggetto della trilogia e' la violenza, il crimine e la difficoltà di vivere nelle metropoli. Ha pubblicato con Nuova Ipsa il suo primo romanzo, Rosso Bombay. Ha scritto il suo secondo romanzo Rosso Algeri e sta scrivendo il terzo, Rosso Lagos e sta completando una raccolta di racconti, Vivere altrove.Traduce dalle lingue che conosce, spagnolo, portoghese, francese ed inglese, più che altro come esercizio di scrittura. Collabora con le agenzie di notizie Pressenza, Tesfa News e con i siti La Storia, Le Storie e con la Casa del Popolo di Torre di Pordenone e con il blog Ancora Soffia il Vento. Vive ora nel Nord Est.

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