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C’è muro e muro. Keith Haring – About Art

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L’esposizione è suddivisa in sezioni: umanesimo, archetipi, miti e icone, immaginario fantastico, etnografismo, moderno postmoderno, performance.
Nell’era della progettata costruzione del muro (scritto con un carattere quanto più infimo possibile) al confine fra Messico e Stati Uniti, va segnalato che Keith Haring fu invitato dal Mauer Museum di Berlino a lasciare un suo segno sul Muro ed è significativo ricordare che, per far posto al suo segno fu cancellato un altro segno, la triplice effigie della Statue of Liberty , realizzata per celebrare il centesimo anniversario della statua stessa. Rammarico. Era il 1986 e Haring occupò 107 metri.

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Tutte le immagini , snodandosi, raccontavano la voglia di libertà e di riunione di un popolo, la volontà di purificare il passato e, soprattutto, di non dimenticarlo.
Quel muro è un monito.
Quel muro andò in gran parte distrutto, compreso il segno di Haring.
Nell’euforia eccitata dilagante del 1989, nessuno pensò a preservare in toto il pensiero del mondo, l’esaltazione del mondo, la ribellione assoluta ai confini, al filo spinato, al rigetto, al fuoco letale delle armi. In realtà, quel che rimaneva, un lungo tratto di esso, costituì la East Side Gallery, l’unico museo a cielo aperto con il compito di ammonire: qui siete i benvenuti oppressi e fuggitivi, artisti di strada famosi o no, continuate a esistere, ad esprimervi, a lottare pur di diverso e opposto pensiero uniti nella libera espressione di esso. Sarebbe stato contento Voltaire.

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Chi sa se Donald Trump conosce e/o comprende il significato dell’atteggiamento della statua, della sua storia e di quanto ad essa connesso. Nel concetto protezionistico di Trump si può leggere: muri che servono a costringere, a respingere, a ingabbiare. Un esempio concreto di sopraffazione e questa corrente di pensiero, la vediamo oggi condivisa da molti, troppi.
Su questo murale si insediò Haring, ormai famoso, coi suoi giovani anni, la sua controcultura, conscio dei temi che impregnano il mondo: droga, razzismo, Aids, minaccia nucleare, inquietudine, discriminazione, potere violento e, per contro, testimoniare la sua grande voglia di trasmettere un pensiero denso di colore e di forme che si inseguono, si intrecciano si perdono, si nascondono e si ritrovano nel labirinto del dolore della vita che se ne sta evadendo dal corpo. Ormai lontano dai gessi che avevano invaso i muri di New York, coi soldi che gli piovevano a palate addosso, e tutte le gallerie, i musei le grandi manifestazioni come Kassel che gli spalancavano le porte e se lo disputavano; con la consapevolezza che il valore dell’opera artistica stava avviandosi inevitabilmente verso la commercializzazione.

Scriveva nei Diari nell’ottobre 1978 :
“Arte come esplorazione personale.
Arte come soluzione della domanda “cos’è?” o “cosa significa?”.
Il significato dell’arte per come viene percepito dallo spettatore, non dall’artista.
Le idee dell’artista non sono fondamentali per l’opera così come viene vista dallo spettatore.
Lo spettatore è un artista, nel senso che concepisce un certo percorso, che è unicamente suo.
La sua stessa immaginazione determina che cos’è, cosa significa.
Lo spettatore non deve essere preso in considerazione durante la realizzazione dell’opera, ma non gli va detto, dopo, cosa pensare o come intenderla o quello che significa. Non c’è bisogno di definizione.
La definizione può essere lo strumento più pericoloso e distruttivo che l’artista utilizza quando produce arte per una collettività di individui.
La definizione non è necessaria.
La definizione vanifica se stessa e i suoi scopi definendoli.
Il pubblico ha diritto all’arte.
Il pubblico viene ignorato dalla maggior parte degli artisti contemporanei.
Il pubblico ha bisogno dell’arte, dunque è responsabilita’ di chi si “autoproclama artista” rendersi conto che il pubblico ha bisogno d’arte; ma non il fare arte borghese per pochi e ignorare le masse.

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L’arte è per tutti. Pensare che loro – il pubblico – non apprezzano l’arte perché non la capiscono e continuare a fare arte che essi non capiscono e dalla quale perciò si estraniano, può significare che l’artista non capisce o non apprezza l’arte e prospera in questa “conoscenza dell’arte autoproclamata”, che alla fine è una grande stronzata.
L’arte può avere un’influenza positiva su una società di individui.
L’arte può essere un elemento distruttivo e un aiuto al controllo di una società basata sull’ “identità di massa”.

L’arte deve essere valutata dall’artista così come dal pubblico.
Ma, comunque vada, il pubblico non dirà quello che vuole per paura di sembrare ignorante o di non capire l’arte.

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L’artista non può, comunque, addossarsi scelte senza prendere in considerazione il pubblico, il perché non “dice la sua” sulle arti, il perché ha bisogno dell’arte; l’artista riflette sul modo in cui può aiutare le persone ad assumere pienamente il proprio ruolo di spettatori, su come sperimentare l’arte e perché.
La scelta di fondo è decidere se l’arte è per pochi individui colti o se è per chiunque viva in un certo momento.
L’arte senza un pubblico può essere un’arte di successo?
Se il pubblico ha paura dell’arte, noi non dovremmo avere paura di ciò che abbiamo fatto per farlo spaventare?
Perché sempre loro? Hanno qualche importanza? L’arte è per l’individuo, nasce dall’individuo per essere vista e apprezzata solo dall’individuo?
L’arte è per se stessi? L’arte soddisfa semplicemente una relazione dell’artista col suo ego?

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Inquieto, giovane, alla ricerca della ricerca per la ricerca, perennemente in fuga sdoppiato e moltiplicato nella serie di linee e figurine senza volto, lo spirito rappresentato da un bimbo quasi in posizione fetale raccolto in grembo a un albero al centro di una foresta di segni ondeggianti, di alberi, di sentieri, di colori.
A me, scrive, interessa fare dell’arte che venga sperimentata ed esplorata dal più ampio numero possibile d’individui, con altrettante diverse idee individuali su un certo lavoro senza nessun significato definitivo. Lo spettatore crea la realtà, il significato, il concetto alla base del pezzo. Io sono un intermediario che tenta di raccogliere delle idee.
Non ho nulla di preciso da comunicare se non questo: ho creato una realtà che non è completa finché non si incontra con le idee di un altro essere umano (o, presumo, di un animale), compreso me stesso, e che la realtà non è completa finché non viene vissuta.
E’ chiaro che chi dipinge in libertà sui muri fa parte di un popolo radicato nel mondo e non nelle nazioni specifiche (come dovrebbe essere nell’arte); da strade, da pilastri, da bitte sui porti, erompono figure auto animali uccelli fiori a valanga che, a volte, hanno la leggiadria delle figure di Chagall o il mistero congelato di quelle di Magritte pregni di infiniti significati perché verrà sperimentata in modo diverso da ogni individuo.

Non è dato sapere con certezza chi sarebbe diventato in realtà Haring nella storia dell’arte, in quella contemporanea è esaltato, glorificato nei musei e nelle gallerie più prestigiose fin dagli anni 80. A Milano sono esposte opere di dimensioni strabilianti, pezzi di murales staccati dal loro sito specifico per finire ai dipinti su metalli o stoffe. Di conseguenza, i murales hanno abbandonato la loro sede naturale, la libera espressione ribelle e irriverente e smarriscono i visitatori in un inedito percorso museale fatto di rilievi, grandi e piccole immagini pittoriche, in una vagabonderia tutta haringhiana passando dalla tradizione precolombiana ai miti greci e romani per approdare al riaffiorare di quella classica.

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Non più sulle pareti dipinte di nero e solcate dal gessetto bianco delle subways, figurine su figurine intrecci su intrecci scagliate come pietre irridenti in nome della ribellione, della voglia di divorare ogni cosa, la droga, come l’alcool, l’omosessualità come rivendicazione caparbia, la morte delle persone più care nel dolore e nella dissoluzione incipiente del corpo.
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Oppure la violenza aggressiva del lato più nero dell’uomo e della natura, inseguito dai mostri del sogno di Goya.

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Caro agli dei chi muore giovane ? Un interrogativo come tanti altri. Per il Keith cresciuto tra i fumetti paterni e la mostra di Warhol alla quale lo condusse la madre, non ci volle molto a farne un discepolo appassionato di quest’ultimo al quale dedicò i novelli Mickey Mouse topolini intervallati dal simbolo del dollaro. Warhol, come Basquiat, altro idolo, significavano la “desertificazione” dell’opera artistica in favore del rivolo d’oro unica determinazione del valore (stabilito dal mercato) dell’opera dell’artista – l’equivalente della denuncia di Piero Manzoni, con la satira tagliente e desolata della merda d’artista.

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Ha vissuto a fondo e intensamente, Haring, la vita che voleva vivere, ha fondato un ente per combattere l’aids, ha messo in guardia i giovani dai pericoli dell’aids, ha illustrato la malattia rappresentandola verso la fine della sua breve esistenza come un diavolo, ha pensato e riprodotto il suo pensiero dando una spinta ai fruitori della sua arte. Tutto sommato è questo il compito dell’artista, colpire facendo in modo che il concetto espresso dall’immagine non gli scorra addosso ma gli si conficchi negli occhi e nella mente e lo induca a pensare.

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NOTA
Nel 1982 Haring si cimentò con il Palazzo delle Esposizioni dell’EUR in Roma; segni che nel 1992 furono annullati per ripulire il palazzo in occasione della visita di Michail Gorbačëv, e nel 2001 un’opera di sei metri x due realizzata lungo la linea A della metropolitana di Roma, nel tratto in superficie Flaminio-Lepanto,sulle pareti trasparenti rivolte verso il Tevere, fu altrettanto doverosamente cancellata.
Ma va bene così.

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Author: Tracce

Laura, Liceo Classico. Ha frequentato l’università di Cambridge e di Parigi. Parla e scrive inglese e francese. Nata e residente a Roma, passa del tempo in Sicilia e va in giro per imparare. Ammira il Mart di Rovereto e Parco Sella. Ama le favole di Giufà che raccontava suo padre e l’unica che conosceva sua madre, senza titolo. Ha diretto Hermes Studio d'arte, piccola indipendente galleria in un cortile di via Margutta per 10 anni, poi ha allargato l’attività. Ora Hermes vive sul sito e si sposta ovunque. Interessi : sociale, legalità, arte, letteratura, teatro, scrittura, mare sole montagna laghi animali distante da spocchia e nozionismo, ballare in tondo…arduo, unico partner un cocker. Tendenzialmente di sinistra, al momento delusa. E non prende in considerazione le tessere.

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