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Il titolo è come l’abito

Un titolo come un altro o forse no, per far leggere un articolo, un libro  fino alla fine, per distinguersi dal gregge.

E’ ancora in corso alla Fondazione Ferrero di Alba un’ampia mostra sull’opera di Giacomo Balla, l’artista che percepiva e studiava la luce in movimento dinamico e parcellizzava il moto. Si può ancora visitare fino al 27 febbraio per vedere e documentarsi  su circa cento opere eccezionalmente concesse da  rilevanti collezioni private e istituzioni pubbliche quali il Museum of Modern Art di New York, la Tate Gallery di Londra, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, l’Accademia di San Luca di Roma, la Estorick Collection di Londra, il Museo del Novecento di Milano la Albright-Knox Art Gallery di Buffalo, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Israel Museum di Gerusalemme che citiamo doverosamentre.

La base di partenza tecnica di Giacomo Balla è il Divisionismo

La scomposizione della luce associata a quella della forma così come una vocazione alla rappresentazione del movimento e della velocità della vita moderna, proiettano dunque l’arte italiana sulla scena internazionale, nel cuore del coevo dibattito artistico europeo.

Tuttavia,il Futurismo,a differenza del Cubismo che scompone l’oggetto in varie immagini e poi lo ricompone, interseca direttamente diverse immagini tra loro, con un diverso valore dato al tempo interpretato e reso velocemente nell’immagine deformata o ripetuta in modo dinamico.

Nel 1900 è già vivo l’interesse dell’artista per la luce, nelle opere  che dipinge dal balcone che unisce le stanzette della casa convento dove Balla ha abitato con la famiglia stabilmente , una volta arrivato a Roma da Torino, dopo piccoli traslochi, tra via Parioli 6  – attuale via Paisiello – e via Niccolò Porpora. La vista di Villa Borghese  dal balcone, passando fra e sfiorando le statue, i prati e le fontane gli offre una gamma infinita di transiti di luce diurna e notturna. Così Balla trasferisce in pittura, teorizzandola, l’Einfuhlung, la volontà di trovare un equivalente figurativo per ogni umano sentire.

“Per dipingere una figura non bisogna farla; bisogna farne un’atmosfera.

Bambina che corre sul balcone 1912

Nel  Manifesto Tecnico della Pittura Futurista che ha firmato con Boccioni, Carrrà, Severini e Russolo, scrive: Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per la persistenza delle immagini sulla retina, le cose in movimento si deformano ,susseguendosi

Testualmente : Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre sono una, dieci, quattro tre: stanno ferme e si muovono; vanno e vengono, rimbalzano sulla strada, divorate da una zona di sole, indi tornano a sedersi, simboli persistenti della vibrazione universale. E, talvolta, sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa oltre. I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così che il tram che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano.

Arriva l’elettricità : Lo spazio non esiste più; una strada bagnata dalla pioggia e illuminata da globi elettrici s’inabissa fino al centro della terra. Il Sole dista da noi migliaia di chilometri; ma la casa che ci sta davanti non ci appare forse incastonata nel disco solare? Chi può credere ancora all’opacità dei corpi, mentre la nostra acuita e moltiplicata sensibilità ci fa intuire le oscure manifestazioni dei fenomeni medianici?”

Lampada studio luce 1909

“Come tutti i campi del pensiero umano, alle immobili oscurità del dogma è subentrata la illuminata ricerca individuale, così bisogna che nell’arte nostra sia sostituita alla tradizione accademica una vivificante corrente di libertà individuale. Noi vogliamo rientrare nella vita. La scienza d’oggi, negando il suo passato, risponde ai bisogni intellettuali del nostro tempo. La nostra nuova coscienza non ci fa più considerare l’uomo come centro della vita universale. Il dolore di un uomo è interessante, per noi, quanto quello di una lampada elettrica, che soffre, e spasima, e grida con le più strazianti espressioni di colore…”

“Allora, tutti si accorgeranno che sotto la nostra epidermide, non serpeggia il bruno, ma che vi splende il giallo, che il rosso vi fiammeggia, e che il verde, l’azzurro e il violetto vi danzano, voluttuosi e carezzevoli! Come si può ancora veder roseo un volto umano, mentre la nostra vita si è innegabilmente sdoppiata nel nottambulismo? Il volto umano è giallo, è rosso, è verde, è azzurro, è violetto.”     

“I nostri occhi abituati alla penombra si apriranno alle più radiose visioni di luce. Le ombre che dipingeremo saranno più luminose delle luci dei nostri predecessori, e i nostri quadri, a confronto di quelli immagazzinati nei musei, saranno il giorno più fulgido contrapposto alla notte più cupa.”

“Fuori dell’atmosfera in cui viviamo noi Futuristi, non esistono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose e ci proclamiamo signori della luce, poiché già beviamo alle fonti vive del sole”.
Manifesto tecnico dei pittori  Futuristi, 11 aprile 1910

Nel 1915 nel Manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, Balla asserisce che “esistono equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo”. Esistono due taccuini dedicati alla linea della velocità con 55 studi accomunata al vortice, al paesaggio ed al rumore. E, sempre nel 1915  Balla esprime in un disegno  – Velocità astratta – apparso sulla rivista siciliana La Balza la linea della velocità tracciata dal passaggio di una automobile nel  paesaggio.

Auto in corsa studio velocità astratta 1913

 

7 novembre 1914 :questo il ricordo di un rarissimo evento che Elica, la primogenita (il nome della seconda è Luce), vive con il padre.                                                                                               «Con tutta calma, si prepara il vetro affumicato per osservare col suo cannocchiale il transito di Mercurio davanti il sole… L’avvenimento astronomico è raro e Balla, appassionato di astronomia, non lo perse davvero… E traccia disegni e bozzetti in cui si sente l’artista che cerca di rendere gli oggetti con tecnica quasi aerea – non compatta – poi due tempere grandi, l’una più complicata dell’altra, più sintetica con linee che danno la sensazione del movimento dell’osservatore al cannocchiale, il quale si sposta guardando fuori e dentro di esso. Queste linee si compenetrano con lo strumento e il sole. Il sole bianco, che fuori dall’oculare viene a ferire l’occhio, contrasta con il colore arancione del globo infuocato attraverso il vetro nero. Forme e colori costituiscono un complesso pittorico nuovo… non è più il piccolo misero strumento ma è l’occhio più potente di quello dell’uomo che carpisce nel suo cerchio visivo il piccolissimo pianeta, mentre passa davanti al disco giallo del sole».

Mercurio passa davanti al sole 1914

E sempre la primogenita Elica, descrive il modo di rapportarsi del padre alle ricerche che si susseguono e sono alla base della sua opera ricordando come i muri della casa venivano  “svestiti” di tutti i quadri appesi e riposti in un magazzino  e dipinti di bianco e da lì aveva inizio la nuova fase che il padre redigeva nei suoi taccuini, dove elencava e schizzava il suo “pensiero” per poi estrinsecarlo parcellizzando luce e movimento in una infinità di tasselli.

Nell’ottobre 1918, presso la galleria Bragaglia, in Roma, è esposto un gruppo di 16 opere Forze di paesaggio+sensazioni, che l’artista sempre interessato al mutare delle stagioni e alla ricerca di ritmo e colori, compone dopo la rappresentazione di Feu d’artifice di Stravinskij, per i Balletti russi di Diaghilev, azionescenica con moto di figure geometriche azionate dalla luce.

Sì, c’è stato anche il periodo fascista di Balla, alcune opere e scritti lo documentano, ma non fu un pittore fascista : fu una fase, come quella iniziale che rimanda le sue origini artistiche al Divisionismo,e passa per l’Astrazione che si accompagna alla velocità nelle ricerche durante il periodo futurista, il Ritorno all’ordine con l’allontanamento dal futurismo, la rivendicazione dell’indipendenza dell’artista,e, infine, di nuovo la fase di ricerca astratta,limitata agli oggetti.

Giulio Carlo Argan si è occupato di Umberto Boccioni. Maurizio Calvesi ha rivisitato tutto il movimento Futurista incluso il “Manifesto del partito futurista italiano” del 1918 che espone un pensiero dalle coloriture “radicali”.  Filippo Tommaso Marinetti che dilapidò il suo ingente patrimonio per sostenere ed esaltare il Futurismo fu comunque l’unico intellettuale italiano a protestare vivacemente sulla stampa per i provvedimento razziali contro gli ebrei). Non furono in molti a imitarlo, e molti intellettuali italiani firmarono altre carte per poter continuare a insegnare nelle Università italiane e nessuno li ha definiti professori fascisti. Sono rimasti sempre ai loro posti ( I pochi che non avevano firmato, rara avis, furono spesso inviati al confino ).  E’ sconcertante che, ancor oggi, si debbano ricordare queste cose e sottolineare che il linguaggio politico non deve avere commistione con quello dell’arte.

il Futurismo, così sdoganato da Maurizio Calvesi, e rivalutato viene illustrato nell’esposizione Futurismo e Futurismi curata da Pontus Hultén nel 1986 in Venezia in Palazzo Grassi, la più esauriente documentata e lucida esposizione che mai sia stata allestita su questo movimento. Dopo di allora, dopo che una moltitudine di critici illustri ne hanno scritto, si è riuscito a far circolare l’idea che l’arte non ha, non dovrebbe, essere etichettata in modo politico secondo il tornaconto e il momento. Il solo catalogo rappresenta una sorta di Treccani e fa testo. Viene anche documentato che quando Balla fu arrestato insieme a Mussolini e altri per dimostrazioni, il fascismo non esisteva, che Mussolini si proclamava socialista e aveva appena iniziato il cammino per costruire la sua idea nazionalista deviata e deviante che lo avrebbe portato a commettere una serie di errori clamorosi che avrebbero ingabbiato l’Italia in venti anni di oscurantismo, di persecuzioni, orribili leggi razziali, di guerre sanguinose e sballate.

Occorre conoscere a fondo, documentarsi, essere storici dell’arte, soprattutto non improvvisarsi critici d’arte. La superficialità è un brutto vizio e deve avere un limite.  Ben altro è avere una rubrica dove si svaria dalla coltivazione dei fiori all’arte.

Torniamo all’inizio, mettere un titolo accattivante, “acchiappante”, un titolo che ti distingua e affermi che un artista è stato più fortunato di un altro perché ha vissuto di meno.

Se poi si fa notare questo, si dirà che era una battuta (scritta non in musica) un’ironia, magari con sapore di satira (?) che il povero di spirito di turno non ha colto. Ci si fa l’abitudine : tuttavia, in un paese dove il linguaggio gronda superficialità, sciatteria, volgarità può anche covare una rivolta.

Una ribellione al voler far notizia per aumentare la tiratura o l’indice di ascolto, allo scovare titoli inappropriati e disinformanti del genere Giacomo Balla che ebbe la sfortuna di invecchiare e all’interno definirlo “il più famoso pittore del fascismo che prima accettò e poi ricusò”, tout court e:  “Che cosa sarebbe successo a Boccioni se fosse sopravvissuto alla Prima Guerra mondiale ?” Forse avrebbe  detto come il suo maestro e amico Balla : Ho sempre dipinto. Sto dipingendo. Dipingerò fino all’ultimo istante. E’ l’opera d’arte che deve far parlare di sé” Con la consapevolezza che ambedue, oltre a dipingere hanno esplorato e fattivamente operato in molti e svariati settori dell’arte.

Parlano le date e le fasi dell’opera omnia di Balla dalla fine dell’ottocento agli anni cinquanta, senza limitarsi ai primi 31 anni e, per buona parte di essi, il fascismo ancora non esisteva. Le date, le date fanno fede.

Non occorre scomodare Umberto Boccioni morto in un incidente nel corso della prima guerra mondiale. Boccioni, meraviglioso e geniale, e fantastico che sarebbe rimasto tale e avrebbe segnato la Storia dell’Arte anche se fosse vissuto più di Balla : grande e basta.

 

Bibliografia

  1. C. Argan – M.C., Umberto Boccioni, Roma De Luca Editore, 1953. Nella monografia Calvesi cura la scelta degli scritti, i regesti, la bibliografia, il catalogo delle opere e l’apparato illustrativo.
    Il futurismo di Boccioni: formazione tempi, del 1958; Postilla a Boccioni, del 1958; Boccioni e Previati, del 1961; Balla e Boccioni, del 1960; Balla, una camera da letto, del 1965; In morte di Carrà, del 1966; Il futurista Sant’Elia, del 1959; Il Futurismo e le avanguardie, del 1959; Importanza di Marinetti, del 1964; Cinque sintesi di Marinetti e il teatro radiofonico, del 1964; Il problema del secondo Futurismo, del 1958; Futurismo, del 1965.
    Dinamismo e simultaneità nella poetica futurista (con un capitolo su Futurismo e Orfismo e un altro sul Futurismo russo), Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1967, pp. 448 con numerose ill.ni. Tradotto in lingua tedesca con esclusione del Capitolo sul Futurismo russo e dell’antologia critica: Der Futurismus. Kunst und Leben, Benedict Taschen Verlag, Bonn 1987, pp. 238 con ill.ni nel testo. Tradotto inoltre in lingua inglese, francese e giapponese; Il Futurismo, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1970, pp. 7- 24 e 87-101 + 40 tavole; Il Futurismo e le avanguardie, in cat. della mostra Arte Italiana. Presenze 1900-1945, a cura di Pontus Hulten e G. Celant, Palazzo Grassi, Venezia, 1989, Milano 1989, pp. 59-67; Lettera al capo del Futurismo, in  “Art e Dossier”, maggio 1986, pp.  Futurismo, Balla e Marinetti. I miei ricordi, la mia passione…., in “I viaggi di Repubblica”, II, 10, 8 gennaio 1998; Zum Futurismus, pp. 7-11 in Futurismus 1909-1917, cat. della mostra omonima nella Städtische Kunsthalle di Düsseldorf, marzo-aprile 1974; Un bilancio del futurismo, in I giovedì culturali di Montecatini. Relazioni e interventi, Firenze 1990, pp. 37-45; Voce Futurismo artistico in “Enciclopedia del Novecento”, vol III, pp.131-136 + 26 ill.ni, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1979; Voce Boccioni Umberto in “Dizionario Biografico degli Italiani”, 11, Roma 1969, pp. 96-98; Boccioni. L’opera completa, con E. Coen, Electa Editrice, Milano, 1983, pp. 128 di testo di C., e 327 pp. di catalogo generale a cura di E. Coen con la consulenza di C.; Umberto Boccioni e l’amico Mario Nicotra, Galleria d’Arte Russo, Roma, Stampa Italprint ’90, 2000, pp. 94 con ill.ni nel testo (Tempere disegni inediti, incisioni inedite, poesie e scritti inediti di Boccioni); Boccioni nel Mezzogiorno d’Italia, in Umberto Boccioni. Disegni e incisioni della Galleria Nazionale di Cosenza, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2003: è il catalogo di una mostra omonima tenutasi a Cosenza con la consulenza scientifica di C.; Boccioni prima del Futurismo, in Boccioni prefuturista, mostra a cura di M. C. (Presidente del Comitato Scientifico), E. Coen, A. Greco tenutasi a Reggio Calabria Museo Nazionale, luglio-settembre 1983 e a Roma, Palazzo Venezia, ottobre 1983; Boccioni, gli scritti giovanili, in cat. della mostra Omaggio a Boccioni, a cura di B. Corà, T. Sicoli e C. Soderegger tenutasi a Lugano e a Cosenza tra il 2009 e il 2010 (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009, pp. 26-39 con versione in inglese); Umberto Boccioni: incisioni e disegni scelti e annotati da Maurizio Calvesi, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1973 (ripubblicato dalla stessa Casa Editrice nella serie “Strumenti” nel 1983, pp. 20 + 24 e 60 tavole); Un Boccioni ritrovato e il tema dialettico della spirale, in “Paragone”, luglio- settembre 1976, pp. 236-265; Dal tulle all’occhio di vetro [Boccioni], in “Arte e Dossier”, n. 12, aprile 1987, pp. 21-23; Boccioni scrisse a Longhi, in “Arte e Dossier”, n. 12, aprile 1987, p. 23; Boccioni nella collezione Ingrao, Ed. Ilisso, Cagliari 2001, pp. 79 con ill.ni nel testo tra cui 22 dipinti e disegni inediti; Boccioni e Roma. La città che “cresce”, in “Storia dell’Arte”, n. 102, maggio-agosto 2002, pp. 113-119; Precisazioni sulla polemica tra Apollinaire e Boccioni e sul Manifesto dell’Antitradition, in Apollinaire e l’avanguardia, in “Quaderni del Novecento Francese”, 1, 1980, pp. 287-300; recensione di M. C. a G. Agnese, Boccioni da vicino. Pensieri e passioni del grande futurista, Liguori Editore, Napoli 2008, in “Storia dell’Arte”, n 125/126, gennaio-agosto 2010, pp. 260-262; recensione di M. C. a M. Caracciolo Chia, Una parentesi luminosa: l’amore segreto fra Umberto Boccioni e Vittoria Colonna, Adelphi, Milano 2008, in “Storia dell’Arte”, n 125/126, gennaio-agosto 2010, pp. 262-267; Futurismo e Avanguardia in Atti del Convegno Internazionale Il Futurismo nelle Avanguardie,  4 – 6 febbraio 2010, Palazzo Reale, Milano, Ponte Sisto Edizioni, Roma 2010; Un miracolo futurista, in “Storia dell’Arte”, n 132, maggio-agosto 2012, pp. 148-158; Da comparsa a leader del Futurismo artistico. Giacomo Balla e l’arte applicata, in F. Benzi (a cura di) Balla. Dipinti, moda futurista, arti applicate, Leonardo Arte, Milano, 1996, pp. 13-17 con traduzione in inglese (From Follower to Leader of Artist Futurism. Giacomo Balla and the Applied Arts); La luce di Balla, in cat. della mostra Trentaquattro paralumi di Giacomo Balla tenutasi a Roma a cura di M. C. nella Galleria dell’Emporio Floreale, Roma 1976, pp. 1-6; Giacomo Balla o dell’originalità come isolamento, in cat. della mostra Giacomo Balla dall’Autospalla all’Autodolore. Opere 1902-1947 tenutasi nella Galleria Arco Farnese, Roma, nov. 1994- genn. 1995; Voce Balla Giacomo in “Dizionario Biografico degli Italiani”, 5, Roma 1963, pp. 560-563; Attraverso Marinetti, pp. 7-33 del volume F. T. Marinetti di C. Salaris con interventi di M. C. e L. Marinetti, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1988; Marinetti, inventore dell’avanguardia, alle pp.11-28 di M. C. e altri, Marinetti e il Futurismo, Edizioni De Luca, Roma 1994; Marinetti e il Futurismo oggi, in “La Fiera Letteraria”, 25 ottobre 1964; Importance de Marinetti, in G.C. Lemaire (a cura di), F.T.Marinetti, Centre Georges Pompidou, 1984; Marinetti e le avanguardie francesi, in La cultura letteraria italiana e l’identità europea, Atti del Convegno tenutosi a Roma presso L’Accademia Nazionale dei Lincei nell’aprile 2000, Roma 2001, pp. 351-358; Filippo Tomaso Marinetti, La Nuova Italia, Firenze 1988 (con altri testi di C. Salaris  e  Luce Marinetti); Nel triangolo di Severini, in “L’Espresso”, 24 maggio 1967; La regola di Severini, pp. 14-19 del cat. della mostra Gino Severini dal 1916 al 1936 a cura di M. Vescovo, Il Quadrante Edizioni, Torino 1987; Carrà, in “Le Ore”, n. 17, aprile 1966; Fotodinamismo futurista. Anton Giulio Bragaglia, Einaudi, Torino 1970 (II ed. 1980), con saggi di M. C. e altri; Giovanni Korompay, Roma Arti Grafiche Tamari, 1960; Giovanni Korompay presentazioni delle mostre a Venezia, Palazzo Bevilacqua La Masa (18-30 ottobre 1958); Ferrara, Galleria del Bulino (luglio 1959); Bologna, Galleria La Loggia (1985); Crali aeropittore futurista, in cat. della mostra Tullio Crali tenutasi a Trieste, Palazzo Costanzi, agosto 1976, pp. 7-12.

 

 

Author: Tracce

Laura, Liceo Classico. Ha frequentato l’università di Cambridge e di Parigi. Parla e scrive inglese e francese. Nata e residente a Roma, passa del tempo in Sicilia e va in giro per imparare. Ammira il Mart di Rovereto e Parco Sella. Ama le favole di Giufà che raccontava suo padre e l’unica che conosceva sua madre, senza titolo. Ha diretto Hermes Studio d'arte, piccola indipendente galleria in un cortile di via Margutta per 10 anni, poi ha allargato l’attività. Ora Hermes vive sul sito e si sposta ovunque. Interessi : sociale, legalità, arte, letteratura, teatro, scrittura, mare sole montagna laghi animali distante da spocchia e nozionismo, ballare in tondo…arduo, unico partner un cocker. Tendenzialmente di sinistra, al momento delusa. E non prende in considerazione le tessere.

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