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Kentridge: un lamento di più un anno dopo.

In Piazza Tevere, specchiato nell’acqua, campeggiava un momento di Triumphs and Laments di Kentridge sui muraglioni del Lungotevere in Roma, fotografato meno di un anno fa.

E’ durata meno di un anno l’integrità dell’opera ed è veramente motivo di stupore registrare che sia durata tanto a “lungo” data la povertà del cervello contrapposta al prurito esuberante della mano che ne ha fatto scempio: abbastanza limitato come avesse avuto ritegno a offenderla del tutto. Ma l’ha fatto ed è alla pari degli ubriachi marci che hanno distrutto alcuni elementi della Barcaccia del Bernini in piazza di Spagna (in Roma) squadracce di tifoserie straniere dopo una partita di calcio e a tanti altri fattacci.  Non è elemento di consolazione verificare che la bestia che è nell’essere umano non abbia confini nazionalistici. No, non c’è consolazione soprattutto per lo stato di ignoranza nella quale versa un buon contingente di umanità.

Una mano vigliacca che ha voluto lasciare un segno, per di più uno dei soliti sgorbi privi di personalità, privo di talento, colmo solo di una identità senza limite fatta di grossolanità intellettuale.

Magari conosce tutti i nomi dei frequentatori di isole e isolette, di cantanti stonacchianti, gracidanti figli di programmi inutili, di moti di mano e piedi di ballerini mancati atti solo a muoversi senza arte né parte e ad impiastrare opere d’arte donate da artisti dei quali nessuno si sogna, negli stessi programmi di insegnargli nome e rispetto.

Perché già un anno fa, poco tempo dopo l’inaugurazione avvenuta in occasione del Natale di Roma, ci fu un tentativo di spregio e di sfregio. Si stavano giù montando bancarelle e ombrelloni (il nome stand non gli si addice) ricolmi di quel tipo di mercanzia che attira il popolo del turismo straniero e indigeno. Ci fu una levata di scudi contro l’intelligente burocrate del Comune che aveva firmato l’autorizzazione, e il pericolo fu scongiurato. Il quadro risultante sarebbe stato: folla senza confini ripiena di ragazzini e adulti dotati pizze, pizzette, gelati, nuvole di zucchero filato, bibite, cartocci di patatine fritte panini colanti salsette e salsine sui quali si sarebbero chinati, stralunati, i grandi personaggi contemplanti un ennesimo Lament. Questo fu evitato. Ora i grandi personaggi si chinano meravigliati a capire cosa gli si è impigliato tra i piedi o dove hanno posato i piedi e costatano l’esistenza di deiezioni di cervelli deviati. Lament ?  No. Topi. Di Fogna. Pantecane.

Ebbene sì, la rabbia è di rigore: “alternativi libertini con presunti valori” una delle scritte, e non si capisce bene se è una scritta pro o contro.

A Roma esistono dei grandi esempi di murales. Prenestino, Tor Bella Monaca, San Basilio, vantano sui muri di palazzi degli esempi di libera espressione ottimamente significata. Chi ha imbrattato i muraglioni dove i personaggi di Kentridge, sorti dai muri scuriti dall’opera del tempo, attendono di svanire di nuovo dovrebbe andare a visitarli e tentare di capire come e dove l’indipendenza spirituale e la libertà di espressione coincidono con l’arte e ricordare che i primi che si sono impossessati dei muri operavano in rapide incursioni facendosi beffe di chi cercava di trovarli, ed esprimevano il loro pensiero correndo rischi. L’anonimo di allora non ha niente a che fare con quello di oggi : un nanetto imbrattaesporca al quale la legge dovrebbe mettere in mano una spugna e fargli lavare quell’onta all’arte. Muri ai pittori, si strillava un tempo. Ora a chi i muri ? non c’è termine che riesca a definirli.

Non so se esiste ancora a San Basilio, ma all’epoca ha fatto scalpore la figura del Santo con i poliziotti ai suoi piedi.

Il bello dei murales era l’indipendenza e la libertà di arbitrio, ma qualcosa è cambiato. Adesso i murales vengono commissionati da enti pubblici e privati e gli artisti sono all’opera sul grande raccordo anulare di Roma, su muri comunali e statali, impreziosiscono le stazioni sotterranee fra treni che vanno e vengono così come un tempo papi e imperatori si comportavano con gli artisti coevi.

Il senso dell’avventura, il brivido della libera immagine in contrasto e in fuga da menti irreggimentate e impecorite in realtà è scomparso. Resta la voglia perversa e malamente espressa di chi fa a gara per sbarcare da una noia di vita che non è in grado di superare e cambiare. E cerca di nuotare e stabilire un record quando non sa nemmeno stare a galla.

Purtroppo già lo sfregio è passato nel dimenticatoio. Nessuno se lo ricorderà ? Altri verranno e non farà più notizia? Non sarà più il volgere del tempo a oscurare i Trionfi ?  Resteranno solo i Lamenti delle pietre oppresse e disonorate da scritte di analfabeti culturali ?

Finché resistono ancora andate ad ammirare Triumphs and Laments di Kentridge sulle rive del Tevere.

 

E se vi resta tempo fatevi un giro fra i veri murales.  A Roma di quelli ne esistono ancora molti. Hanno fatto scandalo hanno fatto notizia hanno fatto la storia di liberi artisti insofferenti di restrizioni, come è giusto che sia.

Roma, pensaci tu, visto che le Autorità non lo fanno, nonostante il sommesso appello di Kentridge.               Qualche cosa saprai pure inventare.

 

Author: Tracce

Laura, Liceo Classico. Ha frequentato l’università di Cambridge e di Parigi. Parla e scrive inglese e francese. Nata e residente a Roma, passa del tempo in Sicilia e va in giro per imparare. Ammira il Mart di Rovereto e Parco Sella. Ama le favole di Giufà che raccontava suo padre e l’unica che conosceva sua madre, senza titolo. Ha diretto Hermes Studio d'arte, piccola indipendente galleria in un cortile di via Margutta per 10 anni, poi ha allargato l’attività. Ora Hermes vive sul sito e si sposta ovunque. Interessi : sociale, legalità, arte, letteratura, teatro, scrittura, mare sole montagna laghi animali distante da spocchia e nozionismo, ballare in tondo…arduo, unico partner un cocker. Tendenzialmente di sinistra, al momento delusa. E non prende in considerazione le tessere.

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